//-->

Che cos’è il rumore?

Il suono è una oscillazione di pressione che si propaga in un mezzo elastico (gassoso, liquido o solido) senza trasporto di materia, ma solo di energia. Il suono è in generale una sensazione che nasce nell'uomo quando una perturbazione meccanica si propaga in un mezzo elastico facendolo vibrare. Per questa ragione molto spesso abbiamo a che fare con suoni i cui stimoli acustici hanno le componenti in
frequenza multipli della frequenza fondamentale.
Per rumore si intende un suono che presenti caratteristiche tali, sia come qualità, sia, soprattutto, come intensità, da risultare fastidioso o addirittura dannoso per la salute.

Rumore è quindi un fenomeno acustico, solitamente irregolare, solitamente sgradevole all'orecchio umano. Tuttavia alcuni studiosi ritengono che la differenza di significato tra "suono" e "rumore" sia legata alla controllabilità dell'emissione acustica, e non dalla sua gradevolezza. Ciò che differenzia un suono acuto da un suono grave è la frequenza e cioè il numero di oscillazioni o vibrazioni nell'unità di tempo [Hertz - Hz], mentre ciò che differenzia un suono lieve da un suono forte è l'intensità che dipende dalla pressione che l'onda sonora provoca sul nostro orecchio e che si misura in decibel dB(A)

L'orecchio umano non è ugualmente sensibile a tutte le frequenze, ma è più sensibile nel campo compreso fra 2 KHz e 5 KHz, ed è molto meno sensibile alle frequenze estremamente elevate o estremamente basse. Questo fenomeno è molto più pronunciato ai bassi livelli di pressione sonora che non agli alti livelli. Ad esempio, un segnale a 50 Hz con un livello di pressione sonora di 85 dB dà luogo alla stessa intensità soggettiva di un segnale di 70 dB a 1.000 Hz. Pertanto affinché uno strumento per la misura del rumore
reagisca nella stessa maniera dell'orecchio umano, si deve dotarlo di un filtro di ponderazione che ne simuli la risposta. Questo filtro, definito dalla norma CEI è denominato "A".

L’orecchio umano è capace di percepire i rumori a partire dai 5 - 10 dB(A), la normale conversazione è compresa tra i 60 e i 70 dB(A), e con frequenze comprese tra 16 e 16000 Hz. Rumori troppo forti possono provocare la lacerazione del timpano ma già a partire da
una esposizione sistematica a 80 dB(A) si può avere una riduzione dell'udito. L'ipoacusia è un danno permanente che si aggrava con il prolungarsi dell'esposizione a rumore; sono stati anche dimostrati effetti su altri apparati (digerente, respiratorio etc.), inoltre il rumore è un fattore di stress ed aumenta perciò la stanchezza, fa diminuire la concentrazione e di conseguenza aumentano le possibilità che si verifichi un infortunio sul lavoro.

Gli effetti nocivi del rumore sull’uomo si dividono in uditivi e extra uditivi a seconda che interessino direttamente l’apparato uditivo o che vadano ad agire sugli altri organi o abbiano effetti psico-sociali. Gli effetti uditivi sono sostanzialmente modificazioni
irreversibili per esposizione protratta al rumore (sordità da rumore) o modificazioni reversibili irreversibili per trauma acustico acuto.
Un’esposizione ad un rumore estremamente intenso può anche lacerare il timpano producendo una perdita uditiva molto accentuata; un rumore meno elevato, ma pur sempre intenso, determinerà una lesione alle strutture dell’orecchio interno che non riusciranno più a trasmettere in modo completo gli impulsi al cervello.

L’ipoacusia professionale dovuta ad una esposizione cronica a rumori elevati presenta generalmente le seguenti caratteristiche:

-la sordità è di tipo percettivo, interessa cioè le terminazioni nervose e non le vie di trasmissione meccanica del suono

-la perdita dell’udito inizia in modo caratteristico alla frequenza di 4.000 Hz

-in uno stadio più avanzato la perdita può estendersi verso le frequenze più alte e più basse

-la sordità è sempre bilaterale e simmetrica, irreversibile e progressiva finché vi è esposizione al rischio

-in età più avanzata può sovrapporsi sordità legata all’età che, generalmente interessa le frequenze più elevate

Gli effetti extrauditivi, possibili anche per esposizioni inferiori a quelli considerati dannosi per l’udito, si manifestano anche sulla base di una maggiore o minore sensibilità individuale:

-sistema nervoso: disturbi dell’equilibrio e del tono psicomotorio, disturbi dell’attenzione e della concentrazione

-organo della vista: disturbi del visus, dilatazione della pupilla

apparato gastrointestinale: aumento della motilità gastrointestinale e possibili fenomeni spastici, aumento dell’incidenza di gastroduodeniti ed ulcere